domenica 25 settembre 2016

Spazio Rocco Scotellaro, Vigevano

Una valigia piena di sogni
Disegni di Peppino Marino
1-22 ottobre 2016

È possibile esprimersi in maniera artistica senza possedere una base accademica, senza essere quasi in grado di scrivere?
Le tavole illustrate da Peppino Marino dimostrano che si può fare. Si può creare qualcosa di bello senza essere colti, attingendo dalle proprie emozioni e dalle esperienze di una vita semplice, dando forma a un affresco genuino, variopinto e popolare. Zio Peppino, viaggiatore solitario, uomo di paese, autentico esponente del Meridione rurale del primo Novecento, ha lavorato tutta la vita conquistandosi ciò che possedeva con il sudore della fronte, anche la capacità di scrivere in un italiano approssimativo e la possibilità di viaggiare.
Gli straordinari lavori prodotti da Peppino Marino giungono a noi del tutto inaspettati: nel mondo in cui viveva, nessuno chiedeva prova della sua creatività e la sua abilità non serviva a portare a casa il pane. Tuttavia, era una persona sensibile e possedeva un animo curioso: infatti, spinto dal desiderio di vedere, negli ultimi anni della sua vita percorse l'Italia da un capo all'altro in treno e non poté fare a meno di esercitare la sua dote per sentirsi completo.
La sua vita non era stata semplice: nato all'inizio del Novecento nella comunità arbëreshë di Plàtaci (in provincia di Cosenza), in una Calabria allora distante dall'Italia moderna, Peppino Marino aveva iniziato a lavorare nei campi fin da piccolo e negli stessi terreni, nei boschi e nelle cave aveva continuato a sgobbare fino a quando gli era stato necessario. Già ragazzo, tuttavia, aveva sentito il bisogno di emanciparsi, imparando a leggere e a scrivere anche se questo aveva significato andare contro al volere del padre, che in questo lo osteggiava. Aveva conosciuto la povertà, zio Peppino, e aveva visto morire da giovane persone a lui care, ma con il passare degli anni era riuscito anche a mettere insieme il denaro necessario ad affrancarsi da una condizione difficile, acquistando un terreno e una casa per sé e per i figli.
Era un selvatico, tuttavia, e tale sarebbe rimasto fino agli ultimi anni di vita. Anche fra le mura di casa era solito accendere un falò per cucinare e quando si spostava fra i paesi della sua terra lo faceva a piedi nudi. Eppure era capace di disegnare, di comunicare, e per nostra fortuna era desideroso di farlo. Gli esempi di creatività qui esposti parlano di storia, di religione e di cultura popolare. Parlano di un uomo che sapeva tante cose senza averle studiate. E, anche se gli scritti che ci ha lasciato possono farci sorridere a una lettura superficiale, allo stesso tempo ci stupiscono per la loro spontaneità e originalità e ci invitano a riflettere su che cosa significhi fare arte e sulle emozioni che essa suscita nello spettatore consapevole, o che dovrebbe suscitare.

Paolo Borile

La cultura arbëreshë
Gli arbëreshë sono gli albanesi d'Italia, o italo-albanesi, ossia la minoranza etno-linguistica albanese storicamente stanziata in Italia meridionale ed insulare.
Provenienti dall'Albania e dalle sparse comunità albanesi presenti in Grecia e in altre regioni della penisola balcanica, gli arbëreshë si stabilirono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg e alla progressiva conquista dell'Albania e, in generale, di tutti i territori dell'Impero bizantino da parte dei turchi-ottomani. La loro cultura è determinata da elementi caratterizzanti, che si rilevano nella lingua, nella religione, nei costumi, nelle tradizioni, negli usi, nell'arte, nella gastronomia, ancora oggi gelosamente conservati.
La gran parte delle cinquanta comunità italo-albanesi conserva tuttora il rito bizantino.
Plàtaci (Pllatëni in arbëreshë) è un piccolo comune della provincia di Cosenza in Calabria, centro agricolo del versante orientale del Gruppo del Pollino, dominante la piana di Sibari e il mar Jonio. Si trova a un'altitudine di 950 metri s.l.m. Gli abitanti sono di etnia arbëreshë e conservano ancora l'antica lingua, i costumi tradizionali e il rito bizantino-greco.

Nota biografica
Peppino Marino nasce nella comunità arbereshe di Plàtaci (in provincia di Cosenza) il 6 febbraio 1911, quarto di cinque figli, da genitori contadini; la madre muore giovane di polmonite. Da bambino frequenta la scuola serale fino alla quarta elementare, ma di nascosto dal padre che ne osteggia la propensione allo studio. Inizia a lavorare a 14 anni, prima in una cava di pietra, in seguito come contadino e guardia forestale.
La gioventù di Peppino è segnata da un evento drammatico a causa del quale conoscerà il carcere. Una volta fuori, si trasferisce a Villapiana, si sposa con Anna e ha due figli, Maria e Giovanni. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo pacifico e taciturno (quasi freddo), un solitario che ama camminare e andare da un paese all'altro a piedi nudi, partecipare alle feste che si svolgono nei borghi della zona. I parenti lo definiscono un uomo di cuore.
Grazie a un cugino prete ortodosso arbereshe si avvicina alla religione; forse da qui le frequenti immagini di santi e della Madonna che compaiono nei suoi disegni.
Inizia a disegnare in tarda età riproducendo immagini prese da giornali, riviste e cartoline, ma soprattutto dai numerosi viaggi in treno che fa in solitaria: Padova, la Cascata delle Marmore, Perugia, Assisi, Pavia... Non sappiamo perché in quasi tutti i suoi disegni abbia riprodotto un orologio che segna un’ora compresa fra le 11.35 e le 11.45; la figlia afferma di averlo visto spesso disegnare proprio a quell'ora.
Peppino trascorre gli ultimi anni di vita a Trebisacce, dove conduce un'esistenza per certi aspetti selvatica; in casa, anziché usare la cucina, preferisce accendere un falò in mezzo a una stanza per cuocere il cibo.
Muore a Villapiana, presso la dimora della figlia il 3 febbraio 2010 a 98 anni.
I disegni qui esposti sono stati donati da Peppino a suo nipote Antonio e successivamente riscoperti dalla pronipote Elisa che, intuendone il valore artistico ha deciso, con l'aiuto di persone a lei care quali il pittore Paolo Borile, di offrirli alla comunità come esempio di arte popolare. Ci auguriamo che la loro visione possa suscitare l'interesse e stimolare la creatività di chi ha partecipato alla mostra.

Si ringraziano per la collaborazione nella realizzazione dell'evento:
Associazione 'Genti Lucane'
Nicola Palermo
Marco Beretta
Paolo Borile
Antonio Aurelio

Informazioni
Spazio Rocco Scotellaro, Via Cesarea, 49 Vigevano
Dal giorno  8 al giorno  22 ottobre 2016
Orari  di apertura: giov. Sab. dom. 17-19
Merc. ven. orari serali 21-23


Inaugurazione sabato 1 ottobre 2016 ore 17

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